Io li ho trovati bellissimi.

Un milione di ragazzi in tutta Italia, uniti in corteo. I cartelli scritti a pennarello ricavati da vecchie scatole, i cori, gli slogan: frasi semplici, a volte imperative, spesso ironiche.

E soprattutto quell’idea dipinta in mille colori: salviamo il Pianeta, perché “There is no Planet B”.

Già li sento, gli opinionisti in doppiopetto, scagliarsi contro “questi ragazzini viziati e incoerenti” (qualcuno è stato addirittura visto abbeverarsi ad una bottiglietta di plastica) a cui “interessava solo perdere un giorno di scuola”.

Sì, certo. Lì in mezzo – o magari a zonzo in qualche centro commerciale – c’era anche chi del Global Climate Strike ha colto solo l’aspetto più superficiale. Ma la marea umana di quei ragazzi dalla rabbia sorridente, armati di energia e fantasia, è da guardare per ciò che rappresenta oltre la superficie: un momento di consapevolezza collettiva.

I nostri figli e nipoti per qualche ora hanno preso possesso dello spazio reale, concreto, analogico delle nostre piazze, tenendo in tasca il cellulare e usandolo, semmai, come semplice strumento di condivisione. Non si è trattato solo di un contributo alla causa ambientale: è stata la migliore lezione di educazione civica a cui potessero partecipare.

O forse, in realtà, questa marea di studenti la lezione l’ha regalata a noi. Riusciamo a ricambiare, perlomeno, con un grazie?

Gabriele Sola

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