La creazione di un welfare europeo, una strategia condivisa nel campo dell’innovazione e della ricerca, un esercito comune per accrescere il nostro peso internazionale”: Romano Prodi, a Bergamo per ricevere il premio Costruttori di Ponti, non ha dubbi. Secondo i sovranisti c’è troppa Europa? Al contrario, serve una maggiore coesione tra i Paesi europei per resistere alla pressione esercitata dalle superpotenze Stati Uniti e Cina.

All’ex premier basta un’oretta per tratteggiare un quadro nitidissimo, che guarda ben oltre i confini nazionali.

Negli ultimi anni la democrazia liberale è entrata in crisi ed all’aumento dell’ingiustizia sociale si sono sommati alcuni effetti della globalizzazione: la concorrenza aggressiva dei Paesi a bassa manodopera e l’accentuarsi dei flussi migratori. Tutto questo quando le organizzazioni internazionali – a cominciare dall’ONU – perdevano potere, favorendo la polarizzazione tra Stati Uniti e Cina.

È immaginabile che i singoli Stati abbiano la forza di uscire dall’angolo da soli, come vorrebbero i sovranisti? Figuriamoci: per ogni italiano ci sono 23 cinesi (il 20% della popolazione mondiale) e, anche in virtù della sua politica espansiva, la Cina conta ormai il 7% delle terre coltivate del pianeta”.

Così, mentre i governanti di casa nostra basano le proprie politiche sul consenso immediato in vista delle successive elezioni, e gli USA si disimpegnano dai tradizionali intrecci politico-economici con l’Europa, la Cina ha modo di pianificare le proprie strategie di lungo periodo.

Dalla guerra commerciale si sta passando alla sfida per il predominio tecnologico, tra supercomputer quantistici, giganti del web sempre più (pre)potenti e big data conservati nella “casseforti digitali” di Washington e Pechino. Sullo sfondo, la Russia scivola inesorabilmente tra le braccia del gigante cinese.

È in questo scenario che l’Europa può ancora ambire ad un ruolo di mediazione. E l’Italia? Dovrebbe recuperare da un lato la propria funzione di ago della bilancia tra Germania e Francia, e dall’altro la leadership delle politiche nel Mediterraneo.

Secondo Prodi, i Ventotto sono chiamati anzitutto ad investire nel bilancio UE più dell’attuale 1% rispetto al PIL del continente. L’accresciuta spesa comune andrebbe convogliata su innovazione e ricerca, un esercito europeo e politiche di welfare incentrate su sanità, scuola ed edilizia sociale.

L’Europa può dunque rafforzarsi facendosi percepire più vicina ai cittadini: è questa, secondo Prodi, la sfida principale del ventunesimo secolo.

Gabriele Sola

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