L’alleanza tra PD, M5S e LeU; la fuga di Renzi; l’idea di un “fronte repubblicano” a suo tempo lanciata dall’altro fuoriuscito Calenda: un gran traffico favorito dalla probabile, imminente riforma elettorale in senso proporzionale. Che cosa unisce i protagonisti di questo confuso andirivieni? Il bisogno di contrastare l’avanzata sovranista che ci scollerebbe dall’Europa. Nella percezione dei cittadini, l’anti-salvinismo.

Non passa giorno senza che qualche leader di quest’area sempre più variegata sottolinei la necessità di contrastare il capo della Lega. Un gran parlare di Salvini che, lungi dall’indebolirlo, lo rafforza: ogni sua citazione è un autogol.

Imbolsito dagli eccessi del Papeete, annichilito dalla propria scelta di togliere la corrente al fu governo gialloverde, insidiato dagli avversari interni alla Lega, Salvini non chiede di meglio che essere rianimato dai suoi stessi avversari. Una dinamica rafforzata dall’umana propensione a schierarsi, nella politica e non solo, per l’”eroe” dell’uno-contro-tutti.

Viene così alimentata la narrazione, cara ai sovranisti, che ritroviamo “in grande” nell’immagine dell’Italia accerchiata: dalla perfida Europa, dall’orda di immigrati, da oscuri disegni tecnocratici.

La sfida di fondo è sostituire il contro con il per, rimuovendo ogni richiamo al “nemico numero uno”. Delineare scenari futuri partendo dalla concreta soluzione ai problemi presenti. Progettare un domani in cui rabbia e paura siano rimpiazzati dalla fiducia in una crescita pienamente sostenibile: sul piano della dignità umana, del rispetto per l’ambiente e delle opportunità.

Per battere Salvini serve uscire dal suo territorio e proporre agli italiani una visione alternativa, con un diverso linguaggio e la forza di una progettualità ambiziosa declinata al futuro.

Gabriele Sola

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