Il 30 per cento degli italiani è analfabeta funzionale (la tentazione di farsi sfuggire qualche battuta su certi successi elettorali è forte ma, per ora, lasciamo perdere). Un dato angosciante che proviene dal report di Tuttoscuola fresco di pubblicazione.

Se anche tu credi che la valutazione – quantitativa e qualitativa – sul presente e sul futuro di un Paese non possa limitarsi al PIL, preparati ad un rosario di dati da brivido:

  • il 39% degli italiani non è andato oltre la terza media
  • il 30% (gli analfabeti funzionali) non è in grado di mettere in pratica ciò che ha studiato
  • il 35% degli alunni di terza media ha difficoltà a comprendere un testo in italiano (in Calabria la percentuale sale al 50%)
  • ancora peggio per la matematica, con punte del 56% nel Sud e nelle Isole
  • negli ultimi 20 anni, 3 milioni e mezzo di studenti hanno lasciato la scuola superiore statale: poco meno del 10%

Significa, in soldoni, che un terzo degli italiani è portato a credere acriticamente a qualunque cosa gli venga propinata, fake news incluse. Un esercito di soldatini a disposizione di manipolatori e persuasori dal meme facile. E la situazione tra i giovani è pure più allarmante.

Mentre nel mondo si afferma l’intelligenza artificiale, qui esiste un gap di partenza determinato dall’ignoranza diffusa tra i cittadini in carne ed ossa, che ci rende il fanalino di coda dell’Europa.

Qualunque governo dovrebbe porsi come obiettivo primario un investimento monstre per l’adeguamento dell’offerta formativa riguardante sia la scuola sia, più in generale, l’educazione della persona e del cittadino. Nell’epoca della formazione continua, in cui chi non si forma si ferma, al 30% degli italiani mancano persino le basi più elementari.

Per ora, da noi l’investimento in formazione è ancora limitato al 4% del PIL: quasi un punto sotto la media UE (4,9%). Peggio di noi solo la Romania e l’Irlanda mentre Danimarca, Svezia e Belgio svettano con una quota superiore al 6%.

Gabriele Sola

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